EMERGENZE IN CORSO

 

ABRUZZO: EMERGENZA TERREMOTO

Come indicato anche dalla Conferenza episcopale italiana, la Caritas italiana si è prontamente attivata per coordinare le azioni di sostegno
e solidarietà alle persone colpite.
Il forte terremoto che ha colpito l’Abruzzo ha causato vittime, danni ingenti, il crollo di numerose abitazioni e decine di migliaia di sfollati.
Il direttore della Caritas diocesana dell’Aquila, don Dionisio Humberto Rodriguez Cuartas, è anche parroco a Paganica, epicentro del sisma, ed è impegnato in prima persona nei soccorsi alle vittime.
In attesa di conoscere con precisione l’entità dei danni causati dal terremoto che sono comunque ingenti, la Caritas diocesana, accogliendo l’invito dei Vescovi italiani, invita a farsi prossimi con la preghiera e con il sostegno materiale e propone una raccolta di fondi per un aiuto alle popolazioni colpite.
Per tutti gli interventi in questa regione le diocesi faranno capo alla Caritas italiana.
Accogliendo l’appello della conferenza episcopale italiana, in diocesi di Belluno – Feltre si anticipa la giornata di solidarietà con i terremotati dell’Abruzzo alla DOMENICA DI PASQUA.
Secondo i modi decisi da ciascuna parrocchia si farà l’appello e la raccolta di fondi per questa emergenza.

Per TUTTE LE EMERGENZE inviare le proprie offerte direttamente alla Caritas italiana:


SOLO PER IL FONDO DI SOLIDARIETA’

I versamenti possono essere fatti (specificando la causale: fondo di solidarietà) direttamente attraverso la parrocchia, oppure alla Caritas diocesana
P.zza Piloni, 11 – Belluno e vanno versati sul seguente conto corrente :
Diocesi di Belluno - Feltre - Unicredit Banca IT 02 F 02008 11910 000100641567


 

OPERATIVO IL CENTRO DI COORDINAMENTO CARITAS
Insediato a L’Aquila, nel quartiere Pettino, il Centro di coordinamento Caritas. Le parrocchie segnalano i bisogni, primi interventi a favore dei soggetti più deboli. Lungo l’Adriatico “adottati” gli alberghi degli sfollati. Iin questi giorni visite delle Delegazioni regionali in vista dei futuri gemellaggi

Caritas Italiana ha completato l’insediamento, presso la parrocchia San Francesco d’Assisi nel quartiere Pettino, periferia ovest dell’Aquila, del Centro di coordinamento nazionale, da cui dipendono tutti gli aiuti della rete Caritas alle popolazioni colpite dal terremoto.
Il Centro sta supportando l’azione della Caritas diocesana dell’Aquila, le cui sedi sono state rese del tutto inagibili dal sisma, ed è entrato in relazione con le parrocchie del territorio terremotato. Dai sacerdoti, che condividono con le loro comunità la vita da sfollati, sono state anzitutto raccolte informazioni sui bisogni delle categorie più vulnerabili: minori, anziani, ammalati. Molti di loro vivono nelle 41 tendopoli allestite sinora dalla Protezione civile, ma molti anche nei microinsediamenti spontanei di tende, sorti in certi casi proprio presso le parrocchie. A favore di questi soggetti, e con la collaborazione dei parroci, il Centro di coordinamento Caritas ha cominciato la distribuzione mirata di materiali di prima emergenza: pacchi di cibo, vestiario e prodotti per l’igiene, a cui si aggiungono 100 tende, 100 sacchi a pelo, 300 lettini, 50 gazebo (per le celebrazioni liturgiche, ma anche per altre esigenze comunitarie).
La presenza nelle tendopoli tra gli sfollati verrà intensificata nei prossimi giorni, grazie a operatori e volontari provenienti da tutta Italia, chiamati a interventi di ascolto, animazione, supporto morale e psicologico. Già da lunedì scorso, però, la Caritas diocesana di Pescara-Penne ha organizzato una capillare presenza tra gli sfollati nei centri della costa: a ogni parrocchia, associazione e movimento cattolico di Pescara è stato chiesto di “adottare” uno dei 41 alberghi sinora segnalati dalla prefettura della città adriatica, per portarvi aiuti materiali, supporto morale e animazione. Un centro d’ascolto per i famigliari dei feriti ricoverati è stato aperto nell’ospedale della città. Nei prossimi giorni, inoltre, si cercherà di intercettare le presenze e i bisogni di persone e famiglie ospiti di parenti o insediate nelle seconde case delle località costiere. Interventi analoghi, a favore degli sfollati nei centri dell’Adriatico, sono stati attivati dalle Caritas diocesane di Chieti e Teramo.
In questa settimana, il Centro di coordinamento accompagnerà le visite nella diocesi dell’Aquila delle 16 Delegazioni regionali Caritas: si comincerà lunedì con quella dell’Umbria, seguita a ruota da quelle del Triveneto e dell’Emilia Romagna, quindi da tutte le altre. L’obiettivo è favorire, nelle settimane e nei mesi a venire, l’intervento razionale e ben distribuito di operatori e volontari provenienti da tutta Italia nelle sette “aree omogenee” (aggregazioni di parrocchie con caratteristiche simili) in cui è stato suddiviso il territorio aquilano. Delegazioni e Caritas diocesane di tutta Italia hanno da subito segnalato la disponibilità a operare: il loro intervento verrà orientato secondo la logica dei “gemellaggi”, per favorire incisività dell’azione, durata nel tempo, rapporti di conoscenza e reciprocità tra comunità colpite dal sisma e comunità di chi aiuta.

 

LE CARITAS DEL TRIVENETO IN ABRUZZO PRONTI I GEMELLAGGI

Proprio in questi giorni le Caritas del triveneto si sono incontrate in Abruzzo con il direttore di Caritas Italiana, il Vescovo e i parroci del luogo per affinare il progetto di gemellaggio con le località a noi assegnate. Si tratta di una località sul dorsale immediato della conca su cui sorge il centro de L’Aquila. definito di “Roio Poggio” comprendente 5 tendopoli:
- Roio Piano e S. Rufina, con una tendopoli di 150 tende e 900 persone circa;
- Roio Poggio – Università, con 42 tende e 360 persone sfollate;
- Pianola, con 28 tende e 500 persone sfollate;
- Bagno, con 60 tende e 360 persone in tendopoli;
- Civita di Bagno, con 34 tende e 204 persone.
È un lavoro destinato a durare a lungo, che avrà per protagoniste le Delegazioni regionali delle Caritas diocesane, su un modello sperimentato in occasione di precedenti emergenze. Una rete di presenze solidali che si stenderà nei prossimi mesi e anni sull’intero territorio terremotato. Una disponibilità all’aiuto e alla condivisione che avrà per protagonisti volontari e operatori Caritas di tutta Italia.
Il tipo di interventi che si prevedono nell’immediato, sono una presenza nelle tendopoli di accompagnamento e condivisione, insieme alle parrocchie locali, ascoltando i bisogni della popolazione, dedicandosi alle fasce vulnerabili (anziani, malati, disabili, minori, migranti), registrando le esigenze di ricostruzione di strutture comunitarie che, in prospettiva, il territorio presenta.
Le caritas dovranno garantire il turnarsi mensile di un coordinatore responsabile, che mantenendo il rapporto con i parroci e curando la qualità del gruppo di volontari caritas presenti, sia in grado di garantire per i primi mesi una buona prossimità nelle tendopoli, seguendo lo sviluppo della situazione, sia umana che logistica. Il coordinatore responsabile a nome e per conto della Delegazione sarà espressione delle nostre diverse Diocesi a turnazione mensile; Già dal 21 aprile è presente in loco un responsabile della diocesi di Trento che ha avuto esperienza di aiuto in occasione di altri terremoti. Per i prossimi mesi sono già disponibili coordinatori di Padova, Vicenza e Belluno.
Si dovrà inoltre predisporre una presenza fino all’estate di cinque, massimo dieci volontari che si affianchino con turni settimanali (per chi vorrà e potrà, quindicinali) al coordinatore responsabile. Su indicazione della CEI, l’Azione Cattolica e la Pastorale Giovanile delle Diocesi italiane, faranno riferimento per un’eventuale presenza di volontariato alle stesse zone assegnate alle Delegazioni Caritas e al coordinamento caritas in loco.
Si invitano pertanto queste associazioni ed altri eventuali gruppi ecclesiali che intendessero dare la loro disponibilità, di contattare la nostra Caritas diocesana.

Continuano intanto a pervenire le offerte da parte delle parrocchie e di singole persone: un vero mare di generosità di cui la Caritas ringrazia a nome della gente dell’Abruzzo.

LA PRESENZA CARITAS NELLE TENDOPOLI

E’ iniziato il servizio delle Caritas del Nordest nella zona di Roio – Civita di Bagno, frazioni del comune dell’Aquila a pochi chilometri dal capoluogo. Tre volontari trentini e due pordenonesi costituiscono l’avanguardia della presenza Caritas tra la gente che popola le tendopoli, cinque quelle più grandi, del territorio affidato alle diocesi trivenete. In attesa di stabilizzare il numero dei volontari provenienti dalle diverse diocesi attorno alle dieci unità, due per campo, oltre a un coordinatore che si fermerà in loco almeno per un mese, si è provveduto a trovare un alloggio in tenda e a formare un coordinamento con le parrocchie e con gli altri enti operativi nella zona all’interno del Centro Operativo Misto n. 4 (COM 4). E’ necessario infatti che i volontari Caritas siano accreditati per avere libero accesso ai campi, al fine di evitare diffidenze e confusione più che comprensibili in questi tempi. Qual è il compito di questi volontari? Per ora, cioè per i primi mesi di permanenza in Abruzzo, l’accompagnamento delle persone, la vicinanza alla gente delle tendopoli, all’incirca 2.600 persone, che vivono in una promiscuità tale da disorientare soprattutto gli anziani, ormai privati dei loro punti di riferimento e spesso tentati di lasciarsi andare con conseguenze insidiose, l’animazione di comunità che devono ricostruirsi una loro identità, in stretto contatto con i parroci e in ascolto delle loro richieste. Verrà probabilmente il momento in cui solo queste presenze daranno speranza ai terremotati, quando gli altri enti, esaurita la fase di emergenza, lasceranno il territorio, in attesa che si realizzino i villaggi di prefabbricati, prima della ricostruzione completa degli abitati. Quanti si renderanno disponibili per questa iniziativa, nell’immediato o nell’arco dei prossimi mesi, partiranno dopo una preparazione che mira a garantire un profilo omogeneo della presenza Caritas fra la gente d’Abruzzo. L’obiettivo è far sentire la nostra fraternità nei confronti di quella popolazione, anche nella prospettiva di aiutarli in un secondo momento con la realizzazione di alcune strutture di cui le comunità potranno avere maggiormente bisogno. Le segnalazioni di disponibilità saranno raccolte dalla Caritas diocesana.


 

FONDO STRAORDINARIO DI SOLIDARIETA’ DIOCESANO
PER CHI PERDE IL LAVORO

Crisi LavoroIn considerazione della straordinaria crisi economica e lavorativa in atto e delle prevedibili gravi conseguenze anche nel nostro territorio Bellunese, la Diocesi di Belluno – Feltre attraverso la Caritas Diocesana istituisce il “Fondo Straordinario Diocesano di solidarietà per chi perde il lavoro”
Lo scopo del “Fondo Solidarietà”, che entrerà in attività a inizio estate, è quello di esprimere un piccolo segno di prossimità verso chi in questi mesi perde il lavoro e si trova in eccezionale situazione di difficoltà economica.
Avranno il diritto a ricorrere al “Fondo Solidarietà” le famiglie che, avendo perso il proprio lavoro, non godono di ammortizzatori sociali, di altre provvidenze o di un aiuto da parte di altri familiari.
Il “Fondo Solidarietà” si rivolge alle persone residenti nel territorio della Diocesi di Belluno – Feltre. Quelli che fan parte della provincia di Belluno, ma sono di un’altra diocesi, tipo paesi della sinistra Piave, devono rivolgersi alla propria diocesi che ha attivato un fondo simile al nostro.
Il “Fondo Solidarietà” non sostituisce le iniziative e gli interventi già esistenti e quelli che verranno attivati da altri soggetti pubblici e privati, ma ha funzione integrativa e di stimolo alla solidarietà dei singoli e delle comunità.
Inoltre, vuole avere una finalità educativa in riferimento al valore della sobrietà che diventa solidarietà; pertanto i suoi interventi vogliono essere un segno concreto che affianca le iniziative di carità che le comunità ecclesiali da sempre assicurano a livello locale, nella tradizionale volontà e capacità di solidarietà della comunità cristiana.
La gestione del Fondo è di competenza della Caritas Diocesana di Belluno-Feltre che si avvale della collaborazione gratuita dei servizi di Caf e Patronato facenti capo alle Acli Bellunesi.
Della gestione sarà prodotto e reso pubblico un rendiconto quadrimestrale.
Le domande di ammissione possono essere presentate presso le sedi del Caf Acli e del Patronato Acli della provincia di Belluno e precisamente le sedi di Belluno, Feltre, Agordo, Pieve di Cadore e S. Giustina a partire dall'inizio dell'estate. Notizie più dettagliate sui tempi e sulle modalità verranno date in seguito.
Il “Fondo di solidarietà”, costituito con una disponibilità iniziale della diocesi di euro 50 mila, potrà essere incrementato dalle liberalità di quanti, comunità cristiane, persone fisiche, imprese ed enti privati, vorranno condividere con la Chiesa bellunese questa esperienza di fraternità. Per questo è stato aperto un apposito conto bancario cui fare riferimento.

I versamenti possono essere fatti (specificando la causale: fondo di solidarietà) direttamente attraverso la parrocchia, oppure alla Caritas diocesana – P.zza Piloni, 11 – Belluno e vanno versati sul seguente conto corrente :

Diocesi di Belluno - Feltre - Unicredit Banca IT 02 F 02008 11910 000100641567

Alcune proposte:

Dai vari incontri fatti con i vicari foranei, il Consiglio pastorale diocesano e altre realtà ecclesiali sono emerse delle proposte interessanti:

 

IL FONDO DI SOLIDARIETA’ PER UN SOCIETA’ PIU’ GIUSTA

Cominciano a farsi sentire sempre più le conseguenze della crisi lavorativa anche nella nostra diocesi, con un aumento di bisogni essenziali. Sta crescendo la percentuale di persone bisognose che si rivolgono ai centri di ascolto. Alla fascia storica di coloro che vivono grandi disagi e marginalità, si aggiungono sempre più persone e famiglie provenienti da situazioni di normalità che cercano risposte a bisogni immediati come un aiuto per l’affitto, per l’asilo dei loro figli, per far fronte a spese impreviste, ma essenziali. Alcune hanno difficoltà a saldare le bollette delle utenze, altre sono andate in difficoltà per la perdita del posto di lavoro, altre per una improvvisa situazione di non autosufficienza. La società organizzata prevede che lo stato si faccia carico dei cittadini. Ma lo Stato oggi non ha risorse sufficienti – dicono – per rispondere alle attese. Questo è il dato drammatico. E noi siamo molto preoccupati. Perchè al di là delle belle parole che intendono imporre fiducia sul futuro da parte di molti uomini politici, noi notiamo, ormai da tempo che al crescere dei bisogni, l’ente locale riduce la sua capacità di intervento. Ma in questa situazione difficile non si può pensare di risolvere le questioni scaricando sul volontariato o sul privato sociale gli effetti della crisi. Non dobbiamo mai dimenticare che questa situazione casca dopo anni nei quali ha trionfato una ingiusta distribuzione delle risorse e la forbice tra chi ha molte risorse e chi ne ha poche si è fortemente divaricata. Dunque si impone per la nostra società un cambiamento di rotta e per le istituzioni recuperare il senso stesso della loro esistenza che è quello di operare al servizio del bene comune e di tutti. Non è ammissibile che nella nostra diocesi ci sia chi vive senza acqua in casa, senza luce, tra l’indifferenza dei Sindaci e dell’assistenza sociale. E non bastano le reti di cui tanto si parla, nè il pacco alimentare che sembra essere diventato l’alibi dietro cui si nascondono buoni cristiani e cattive istituzioni.
Il fondo di solidarietà vorrebbe essere più che un gesto di carità, un gesto di giustizia, un luogo nel quale contribuire ad una distribuzione più giusta delle risorse, dove chi ha restituisce donando ha chi non ha. Una piccola goccia in un mare di sofferenza. Ringraziamo pertanto quanti hanno dato il loro contributo e quanti lo vorranno dare in seguito, sperando che tutto ciò ci aiuti ad uscire presto da questa crisi, ma soprattutto migliori e con una società più giusta.


La Caritas di Belluno-Feltre
apre una sottoscrizione per la Terrasanta

 

“Siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi”. Queste parole di Benedetto XVI sono solo uno dei ripetuti e accorati appelli ad Israeliani e Palestinesi perché fermino le violenze in Terra Santa. Nei giorni scorsi si è svolta a Betlemme la visita dei vescovi appartenenti del coordinamento delle Conferenze episcopali di Usa e Europa per la Chiesa cattolica e i cristiani in Terra Santa.
I combattimenti hanno distrutto uno dei sei Centri sanitari della Caritas, nel distretto Al Maghazi a Gaza. La situazione è sempre più difficile: sono quasi finite le scorte di medicinali, cibo e coperte, mentre la possibilità di portare aiuti umanitari resta estremamente complessa.
La rete Caritas cerca di proseguire gli interventi in atto. Lo staff della Caritas di Gerusalemme, aiutato da gruppi di volontari, lavora senza riposo, in piena emergenza per dare sostegno a circa 25.000 persone, alloggiate in locali di fortuna nel quartiere di Shati camp, nella periferia di Gaza. Le loro case sono distrutte, manca il pane perché in gran parte delle panetterie i forni non funzionano, di notte fa freddo, il sistema fognario è gravemente danneggiato, le immondizie si accumulano, l’aria è resa irrespirabile dalla polvere e dai bombardamenti. I servizi sanitari sono ovviamente al collasso, bambini, disabili, donne incinte restano privi di assistenza. Tramite la rete internazionale la Caritas ha lanciato un appello per 1,6 milioni di euro per aiuti d’urgenza per 4 mesi.
In particolare, oltre ad aiuti alimentari per 4.000 famiglie, si prevedono interventi sanitari anche con cliniche mobili e ambulanze a sostegno di 4 ospedali a Gaza, kit con prodotti per l’igiene e aiuti economici per 2.000 famiglie, coperte per 1.000 famiglie e assistenza sanitaria d’urgenza a 1.600 persone, fra cui un centinaio di mutilati.

A questo scopo, le offerte possono essere date direttamente in parrocchia oppure alla Caritas diocesana (la sede è al terzo piano del Centro “Giovanni XXIII” in piazza Piloni a Belluno, aperta dalle 9 alle 12 dei giorni lavorativi).

È aperto un conto corrente postale (Iban: IT57 K 07601 11900 000037921327) intestato a “Diocesi di Belluno-Feltre – Caritas diocesana” su cui si possono versare i contributi.
Un bonifico bancario può essere versato sui conti dell’Unicredit (Iban: IT10 C02008 11910 000003490760) o della Cassa di Risparmio del Veneto (Iban: IT81 K062 2511 9100 00000180028).
In tutti questi casi si raccomanda di specificare la causale “Terra Santa”


CAUCASO: IL DRAMMA DEI PROFUGHI
Cresce il numero di rifugiati in Georgia e in Russia

Nel Caucaso il “cessate il fuoco” ha dato il via alle operazioni umanitarie, ma il numero degli sfollati e delle vittime cresce di giorno in giorno. Le notizie che ci giungono di prima mano dalla caritas Georgia, con la quale da anni la nostra diocesi collabora sono drammatiche: “ nell’Ossezia del nord i profughi sono fuggiti dalle case senza portare nulla con sé. Hanno bisogno di tutto, dal cibo alle medicine, ai vestiti. Abbiamo incontrato bambini, donne, anziani: nei loro occhi si percepisce l’inquietudine, la paura del domani.
Analoga situazione in Georgia, dove le decine di migliaia di profughi vanno ad unirsi alle numerose famiglie sfollate che già da anni vivono nella periferia della capitale Tbilisi. Il nunzio apostolico in Georgia, mons. Claudio Gugerotti, conferma che «c’è la voglia di rimettersi in piedi, di ricominciare a vivere con onore, nonostante una gran parte della popolazione sia completamente prostrata dalla miseria e dalla sofferenza. Moltissimi gli ammalati e i feriti». Caritas Georgia ha attivato le mense popolari già presenti sul territorio, e sta provvedendo alla distribuzione di kit igienici, vestiti e generi alimentari. Gli ospedali della città richiedono materiali sanitari per l’assistenza ai feriti e alle famiglie sfollate.
Anche qui gli operatori sono già al lavoro per pianificare la fase di riabilitazione, per assicurare un supporto non solo logistico ma anche psicologico a quanti hanno perso la propria abitazione.
Nei giorni scorsi la rete di Caritas Internationalis ha messo a disposizione delle Caritas locali una somma iniziale di € 250.000 per le prime emergenze. Caritas Italiana, che fa parte della rete, ha contribuito con € 50.000.
Anche la nostra Chiesa, accogliendo l’invito del Papa e degli amici della Caritas Georgia invita le parrocchie della diocesi a partecipare, anche con piccoli gesti.
Per tutti gli interventi in questa regione le diocesi faranno capo alla Caritas italiana.

COME AIUTARE
Chi vuole contribuire (causale GUERRA IN CAUSASO ”) lo può fare inviando direttamente le offerte a
- Caritas Italiana tramite: c/c postale n. 347013 intestato a Caritas italiana

Oppure, direttamente o tramite le parrocchie, alla Caritas Diocesana in Piazza Piloni,11, Belluno,

Conto corrente postale – IBAN: IT57 K 07601 11900 000037921327 intestato a Diocesi Belluno-Feltre, Caritas Diocesana

Unicredit Banca – IBAN: IT10 C02008 11910 000003490760;

Intesa SanPaolo – IBAN: IT06 P030 6911 9100 00000180028

 

Cosa possiamo per ora ragionevolmente dire? Che siamo sommersi da decine di migliaia di profughi, i quali raccontano di aver visto cose orrende e che hanno lasciato i loro villaggi con il solo vestito che portano. Ammassati in edifici fatiscenti, dormono per terra, sono privi di servizi igienici, spesso mancano di acqua, quasi sempre di elettricità, e si nutrono solo di pane e di qualche fetta di salame.

La tragedia nella tragedia è rappresentata dai bambini piccoli. Sono migliaia. Molti non possono mangiare il cibo che viene distribuito, ma non c'è null'altro. Soprattutto nell'ultima settimana non hanno ricevuto niente di caldo. Proprio oggi ci hanno detto che è iniziata una dissenteria che li debilita gravemente, e che sono infestati dai pidocchi. Le famiglie piangono i loro cari lontani, di cui ignorano la sorte. La maggior parte ha percorso a piedi i 70 chilometri che li separano dalle loro terre. E vi sono anziani di oltre ottant'anni.

Il Paese è diviso in due parti, e gli aiuti umanitari (ma tra poco anche l'intera economia) che transitano soprattutto dal mare, non possono raggiungere la capitale. Rimane solo l'aeroporto.
Tutti i georgiani sono sotto shock. È come se riemergesse l'atavica paura, che per secoli li ha attanagliati, di essere cancellati come popolo dalla faccia della terra. Molti non escono di casa, guardano la televisione per sapere cosa capiterà loro. Quando li incontriamo, ci chiedono: "Ci salveremo o ci ammazzeranno tutti?". La Georgia è una grande famiglia che si sente in pericolo di morte.

La guerra spietata della propaganda sa di poter giocare pesante nell'impatto con questo panico. Raramente ho visto l'incalzare da ogni parte di notizie allarmistiche, per la gran parte non rispondenti a verità. Si tratta dell'antica arte della disinformazia, studiata in epoca sovietica con sofisticata scientificità, e di cui tutti sono figli o vittime. È uno dei fenomeni più ributtanti di cui sono testimone. Lo scopo è quello di rinfocolare il panico per tenere alta la tensione e rinforzare il proprio potere, impedendo ogni dissidenza.
Nella tragedia rimane un ambito, misterioso e oscuro, una scatola terribile, di cui tutti conoscono l'esistenza, ma che nessuno di quanti potrebbero farlo consente di aprire: cosa è capitato nell'Ossezia del Sud, la zona intorno alla città di Tzkhinvali, dove i primi massicci combattimenti hanno avuto inizio?
Circolano solo rare foto della città bombardata. Degli abitanti non sappiamo nulla. Là vive la maggioranza osseta e la minoranza georgiana. Vive... Ma come essere certi che vive ancora? E comunque come vive?

I russi assicurano che dall'Ossezia del Nord, parte del loro territorio, stanno facendo il possibile per assistere tutti. Mi sono state consegnate ieri immagini allucinanti, inguardabili: cadaveri di soldati orrendamente sfigurati, bruciati, gonfi per il marciume di giorni di abbandono senza sepoltura sotto il sole torrido. Monaci ortodossi con bende sul volto li raccolgono, stralunati dal fetore e dalla disperazione, per dare loro almeno una degna sepoltura. Devo dire che la Chiesa Ortodossa si è mobilitata con molto coraggio e determinazione ed è arrivata dove nessun altro può penetrare.

Anche i Cattolici, e in particolare la Caritas, corrono ovunque col poco che hanno finora, in attesa che arrivino gli aiuti. Il Papa ha chiesto di aprire un corridoio umanitario in modo che si possa entrare in quest'area che sembra maledetta. Finora non ci sono risposte. Molti osseti sono fuggiti nella parte settentrionale della regione, territorio della Federazione russa. Moltissimi georgiani sono fuggiti nella capitale Tbilisi, e costituiscono la maggioranza dei profughi. Che ne sarà di loro? Potranno ritornare in una terra dove sino ad ora sono vissuti in pace con gli osseti, dove hanno formato famiglie miste, vissute insieme senza difficoltà? O ci sarà la già sperimentata "pulizia etnica", tristemente famosa nel Caucaso ed applicata senza distinzione?

E sulla strada di Gori troneggiano i carri armati russi. Ora lasciano entrare gli aiuti umanitari. Sono andato a visitare questa città, e ho parlato a lungo con l'Arcivescovo ortodosso, instancabile promotore di aiuti, insieme con preti e suore che non hanno voluto (e cui non ha permesso) di lasciare la città. Sono passato accanto alla chiesa cattedrale, un'antica chiesa cattolica, non restituita a noi. Mai come in quella circostanza ho pensato quanto meschino sia questo disputare per le pietre, pur ovviamente importanti vestigia di memoria, quando oggi non lavorare insieme nel nome di Cristo per salvare vite umane, templi vivi dello Spirito, sarebbe un peccato imperdonabile.

Tutti si affannano a spiegare come questa tragedia è potuta accadere. Naturalmente qualcosa di più si saprà quando si aprirà la "scatola degli orrori" di quella famosa regione. Ma non più di tanto. Chi ha dato la luce verde a chi?

In altri tempi questo sarebbe stato uno dei moltissimi conflitti etnici che da sempre proliferano nel Caucaso: lotte che nascono e si risolvono attraverso la logica del clan e del suo onore, inconsueta per noi occidentali. Una cosa fondamentale ha causato la tragedia: il fatto che una guerra di piccole etnie, per quanto sanguinosa e deprecabile, sia divenuta quasi un conflitto mondiale. E non, come molti vogliono far credere, per difendere i diritti dei deboli. Gli stessi deboli, se non vi fossero interessi strategici di grandi potenze venuti a conflitto proprio in questo piccolo fazzoletto di terra, sarebbero stati tranquillamente ignorati dall'informazione internazionale, come accade in tutto il resto del mondo.

Qui, a suon di valori e di principi, si difendono posizioni di potere, che hanno conosciuto un'improvvisa recrudescenza, ma che fin dalla caduta dell'Unione Sovietica covano sotto le ceneri. E allora tutti dicono la propria, tutti accorrono, tutti si interessano, tutti esternano e dichiarano, tutti deprecano e si devono far vedere. E tutto col bilancino, per non compromettere gli equilibri e i rifornimenti energetici.
Ma dov'erano tutti costoro fino ad ora? E qual è il loro "non detto", quello che non si deve confessare, gli interessi che soggiacciono a questa strategia: divorare la torta quanto più possibile?

Guerre per interposta nazione, gran vociare, invocazione di valori dei quali si sente parlare con tanta convinzione solo in questi momenti. Ma la persona umana non ha valore sempre, la libertà non va difesa sempre, il rispetto per l'altro e per le diverse culture non è un valore perenne? Chi risponderà di quei cadaveri orribilmente mutilati e della paura di un popolo, su cui è facile speculare, perchè non può offrire altro che la propria vita, pur di non vedersi sottrarre una terra, che sente come gli ebrei sentono l'"erets Israel", una promessa divina, un patrimonio sacro?
Quanto bisogno di una politica e di una diplomazia che non reciti una parte, ma per la quale il valore più alto sia la persona umana, qualunque lingua parli! E quanto c'è da fare perché essa sia costruita ogni giorno, non foss'altro che per la pressione caparbia di chi ci crede, oltre ogni schieramento?

† Claudio Gugerotti
Nunzio apostolico in Georgia,
Armenia e Azerbaigian

 

scarica e stampa il pdf dei comunicati stampa (dall'11 al 27 agosto 2008) provenienti dalla CARITAS GEORGIA

 

 scarica e stampa il pdf dei comunicati stampa (dal 28 al 2 settembre 2008) provenienti dalla CARITAS GEORGIA

 

 scarica e stampa il pdf dei comunicati stampa (dal 28 al 2 settembre 2008) provenienti dalla CARITAS GEORGIA