Si è svolto a Sacrofano (Roma) dal 16 al 19 aprile il 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17) Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”, presenti circa 600 delegati in rappresentanza delle 218 Caritas diocesane di tutta Italia. Fin dall’inizio del Convegno, la consegna data all’Assemblea dal vescovo Enrico Solmi, che ha guidato il momento della preghiera, chiedeva di radicare ogni azione nell’ascolto del Vangelo e nella vita concreta delle persone. Del resto, questo corrisponde all’identità ecclesiale della Caritas, richiamata nell’intervento introduttivo del Presidente di Caritas italiana, il vescovo di Gorizia Carlo Roberto Maria Redaelli: “La Caritas è la diocesi. E’la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo”. Non dunque una realtà separata, perché la carità è la forma concreta e quotidiana della Chiesa. La promozione dell’umano è allora connaturata alla testimonianza della carità. Promuovere la persona umana significa anche dare alla comunicazione un ruolo decisivo, ha sottolineato il direttore di Avvenire Marco Girardo nel suo intervento, sottraendo “l’uomo alle narrazioni che lo deformano”. Emerge così chiara la funzione “profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi” ha affermato il segretario generale della CEI, il vescovo Giuseppe Baturi, perché la carità si rivela una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale, capace di interrogare le coscienze e orientare i processi. E’questa l’advocacy, che caratterizza e dovrà caratterizzare sempre più l’azione delle Caritas a favore della giustizia e della tutela della dignità di ogni persona umana. Ciò che è emerso chiaro da tutti gli interventi è infatti che la carità non può limitarsi a rispondere ai bisogni, ma deve saper incidere sulle cause delle disuguaglianze. L’advocacy, dunque, nasce dall’incontro con i poveri e diviene impegno per la giustizia.

 

Alcune forme di promozione dell’umano sono diventate progetto, come la campagna europea “Good Food 4 All” per il riconoscimento del diritto al cibo, oppure, nell’intervento di Chiara Tintori, politologa e saggista, affermazione della necessità di creare un linguaggio inclusivo, che abbia come riferimento la centralità della persona, l’amicizia sociale e la solidarietà, intese come impegno per il bene comune e per la rimozione delle cause strutturali delle disuguaglianze. Questi argomenti sono stati al centro di una tavola rotonda, dedicata al tema “Essere voce nella storia”, cui hanno partecipato Marta Cartabia, che ha sottolineato l’importanza del personalismo come principio ispiratore della carta costituzionale e il valore della giustizia riparativa, Elsa Fornero, che ha affermato l’importanza di porre la persona al centro dell’economia, Gabriele Sepio, che ha riflettuto sulla riforma del terzo settore in relazione ad un modello di economia sociale orientata al bene comune.  Non è mancato uno sguardo attento sul mondo negli interventi del vescovo Fortunatus Nwachukwu, del dicastero per la prima evangelizzazione e delle nuove Chiese particolari, del vescovo Pierre Cibambo Ntakobajira, presidente di Caritas Africa, il quale ha sottolineato il forte nesso che unisce l’evangelizzazione con l’impegno per la giustizia. Lo stesso tema è echeggiato nella tavola rotonda incentrata sull’advocacy come impegno ecclesiale che parte dall’annuncio del Vangelo: uno sguardo sul Sud Sudan, sul Myanmar, sulla Siria attraverso le testimonianze della giornalista Lucia Capuzzi di Avvenire, dei vescovi Joseph Bazouzou (Aleppo) e Christian Carlassare (Sud Sudan). Lo sguardo sul mondo ha dedicato una finestra particolare all’Europa, attraverso una tavola rotonda sul tema “La politica, l’Europa” che ha visto alcuni giovani provenienti dal mondo Caritas in dialogo con Romano Prodi, già presidente del Consiglio e Presidente della Commissione europea.

 

Infine il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello ha raccolto le suggestioni emerse nelle giornate di Sacrofano per rilanciare la responsabilità delle comunità cristiane nel tempo dei conflitti, esortando ad una nuova forma di obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. La dignità umana viene prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi. Il mandato per le Caritas diocesane è di ascoltare, educare, promuovere giustizia e costruire pace, facendo della carità una forza capace di incidere nella storia. 

 

Francesco D’Alfonso

 

 

Iniziative dell’Avvento di fraternità 2025

 

 

 

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